Un diamante è per sempre; allora conviene investire?

E’ tipica la tendenza di investire in beni di rifugio, prettamente quando corrono tempi di crisi. Sono sempre di più coloro che diversificano il proprio portafoglio investendo in pietre preziose e che cercano, perciò, una guida all’investimento in diamanti.

Quando si decide di investire nei diamanti?

I diamanti, in quanto beni di rifugio, conservano o aumentano il proprio valore anche in tempi particolamente lunghi, per tale ragione un investimento di questo genere viene contemplato principalmente in caso di turbolenze nei mercati finanziari.

Sicuramente si tratta di pietre dal valore significativo e dalle dimensioni estremamente ridotte, per cui anche “versatili” in termini dimensionali. Tuttavia ci sono molti aspetti che rendono difficile un investimento a tale livello. E’ bene, quindi, valutare i pro ed i contro di questa scelta.

I vantaggi

  • E’ un bene di rifugio, quindi il diamante mantiene il suo valore;
  • E’ un bene reale, per questa ragione non è soggetto a fallimento o a default ;
  • Sui lunghi periodi il valore è per lo più in crescita;
  • I diamanti non sono soggetti a tassa di successione o capital gain, come accade per altri strumenti finanziari classicamente adottati.

Gli svantaggi

  • Pur essendovi una netta crescita del valore, esistono delle notevoli fluttuazioni nel loro valore, che sono ascrivibili principalmente al tasso di produzione ed alle loro scorte;
  • A differenza dell’oro, che è un altro potente bene di rifugio, ogni diamante ha una sua caratteristica forma, un suo specifico valore, e questo rende difficile la formulazione di una quotazione;
  • Sono “poco liquidi“: essendo delle pietre preziose, non sempre si trovano facilmente degli acquirenti, per tale ragione può essere anche molto difficile concludere la loro vendita;
  • Non offrono rendimenti periodici.

Dove acquistarli?

E’ assolutamente sconsigliato acquistare da privati; talvolta possono essere spacciate per diamanti delle semplici pietre brillanti, costituite da cristalli di scarsa fattura se rapportata a quella dei diamanti stessi, questo comporterebbe delle perdite economiche significative, è per questo che conviene rivolgersi alle banche.

Diverse banche italiane si appoggiano infatti a delle società private, specializzate nell’ambito di questi beni, tra cui spiccano:

  • La Intermarket Diamond Business (IDB)
  • La Diamond Private Investment (DPI)

Anche se rivolgendosi a questi enti si è al riparo da “fregature” è comunque importante monitorare i prezzi; non esistono delle autorità finalizzare a controllare il prezzo dei diamanti, tuttavia esiste un elenco ufficiale, il cosiddetto Rapaport, che costituisce un termine di paragone piuttosto sicuro.

Come rivenderli?

E’ bene chiarire che ad oggi la rivendita di diamanti appare meno difficoltosa di un tempo.
Se si confrontano i prezzi dei diamanti acquistati attraverso i circuiti bancari IDB e DPI, si osserva un valore doppio rispetto a quello indicato sull’elenco Rapaport, questo spingerebbe a pensare che l’investitore perderebbe circa la metà del proprio investimento.

Tuttavia ciò non si verifica, perchè rivendendo alla medesima società dalla quale si sono acquistati i diamanti, si esula da questo problema, “rimettendoci” solo per le quote di disinvestimento, che virano tra l’11% ed il 16%.

Ad oggi si ha comunque la possibilità di scegliere diverse piattaforme online, tra cui Markets.com o 24options.com, che sono specializzate nella compravendita di questi preziosi e che sono ben referenziate.

Tutte le strategie di compravendita sono, come altre attività di tale genere, regolamentate dalla CONSOB.

Cosa si deve considerare per evitare “fregature”?

Gli esperti consigliano di non diversificare il proprio portafoglio per oltre il 5-10%, e che sia maggiormente opportuno concentrarsi in diamanti compresi tra 0,5 e 3 carati.
Questo perchè, nonostante i diamanti di grande taglia siano maggiormente quotati, è difficile trovare acquirenti, al contrario i diamanti di piccolo taglio sono più “vendibili”. Inoltre i diamanti di meno di 0,5 carati non hanno bisogno che venga rilasciato un certificato da un laboratorio.

Si deve inoltre valutare in maniera oculata il rischio di cambio; le quotazioni avvengono, infatti, in dollari e non in euro. Per tale ragione si potrebbe incorrere in problematiche causate da un deprezzamento del dollaro, o da un apprezzamento dell’euro, le quali andrebbero a minare l’efficacia di un investimento che per lungo tempo è stato fatto in maniera corretta.

In conclusione, conviene investire in diamanti?

La risposta è sì, conviene. Tuttavia vi sono delle inevitabili raccomandazioni; in prima istanza investimenti di questo genere sono adatti a trader professionisti, che siano in grado di districarsi tra le diverse piattaforme senza avere perdite, sia in termini di cambio, che in termini di quotazione vera e propria.
E’ bene, poi, chiarire che la convenienza di un investimento di questo genere è su tempi estremamente lunghi, per cui si devono mettere in conto anche queste tempistiche.

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