Truffa da 50 miliardi per l’ hedge fund di Madoff

Per quasi 50 anni Bernard Madoff, ex presidente del Nasdaq, ha gestito la sua attività di brokeraggio a New York. Questo fino all’ alba di giovedì, quando gli agenti FBI sono entrati nel suo appartamento per arrestarlo. Il motivo? Un buco di almeno 50 miliardi di dollari. La sua attività di investment advisory era «una gigantesca bugia» dietro la quale si nascondeva la più classica delle truffe, la catena di Sant’ Antonio meglio conosciuta negli Usa come il Ponzi scheme.

La Bernard Madoff Investment Securities, società di Madoff, faceva leva su una solida reputazione costruita a partire dal 1960 quando, Bernie, un ex bagnino, si era lanciato nell’attività di brokeraggio. La società andava a gonfie vele, tanto che la BMSI è arrivata a occupare centinaia di trader, mentre Bernard Madoff aveva saputo ritagliarsi un ruolo di spicco nella comunità finanziaria, diventando anche presidente del Nasdaq. L’attività della sua casa di brokeraggio spaziava dall’attività di negoziazione titoli, fino allo sviluppo di piattaforme elettroniche di trading online per azioni e derivati. I guai sono arrivati dopo, quando il broker, contando sulla sua buona reputazione, decise di aprire un suo Hedge Fund.

La puntualità dell’ hedge fund di Madoff nei rimborsi era leggendaria, almeno fino a quando, negli ultimi giorni, le richieste di rimborsi sono salite a 7 miliardi di dollari. Così all’ inizio di dicembre, pressato da 7 miliardi di riscatti, Madoff ha deciso di gettare la spugna. Fino ad allora aveva garantito alti ritorni agli investitori grazie alle somme versate dai nuovi clienti, in coda per aver accesso ai suoi prodotti, leggendari per una stabilità dei ritorni intorno al 10% annuo. Finchè le nuove sottoscrizioni superavano le richieste di rimborso tutto è filato liscio, ma la crisi finanziaria ha fatto saltare il gioco. In caso di condanna, Madoff rischia fino a 20 anni di carcere.

La domanda a questo punto è chiara: Maxam e altre centinaia di investitori che come lui avevano recuperato i fondi prima del fallimento, possono star tranquilli o dovranno restituire i loro rimborsi? Pare che non ci siano dubbi: chi ha ottenuto rimborsi dopo che Madoff era tecnicamente fallito dovrà quasi certamente restituirli. La legge americana infatti prevede il recupero di fondi erogati da una istituzione finanziaria dopo il fallimento “tecnico” per proteggere gli altri investitori. Se ad esempio un investitore aveva dato 100 milioni a Madoff cinque anni fa, ne ottiene in restituzione oggi circa 200 grazie a un ritorno composto medio del 10% all’anno. In realtà i 100 milioni originari erano stati investiti male e si erano ridotti, quindi essi dovranno restituire i 100 milioni di capital gain più gli altri persi per la cattiva gestione.

Gli investigatori dovranno ricostruire il momento preciso del fallimento tecnico di Madoff e riallocare le perdite, andando a chiedere quattrini a chi li aveva incassati magari anni prima. Per questo le ramificazioni di questo fallimento saranno catastrofiche. Si partirà sul piano degli investimenti privati, ma le conseguenze saranno anche sistemiche: chi ha perso i soldi con Madoff e dovrà far fronte a pagamenti avrà due possibilità: dovrà dichiarare fallimento e dovrà prelevare soldi da altri fondi che si troveranno a loro volta in difficoltà. Per questo, e per l’improvvisa paura che oltre al mercato debolissimo vi sia il rischio di truffe, l’intero settore dei fondi hedge, già debole, oggi è ad altissimo rischio sul piano sistemico. Decine di studi legali a New York sono stati mobilitati per procedere al recupero crediti. Ma c’è addirittura chi teme la vendetta fisica: si dice che molti investitori fossero sudamericani e colombiani.

Quali e in che modo sono esposte le banche italiane ed europee?
Unicredit ha comunicato di avere un’esposizione propria di circa 75 milioni di euro. Relativamente alla divisione di asset management Pioneer Investments UniCredit conferma che alcuni fondi della sua unità dedicata agli investimenti alternativi sono esposti a Madoff indirettamente tramite feeder funds. Questi ultimi «non sono tuttavia presenti in alcun portafoglio dei fondi di fondi hedge di diritto italiano». Pertanto, «l’esposizione dei clienti italiani è pari a zero». Per il Banco Popolare, la controllata Aletti Gestielle sarebbe tra i clienti di Ubion Bancaire Privèe, gruppo tra i più esposti in Europa sugli strumenti del fondo Madoff. Il fallimento del Fondo Madoff comporterà una perdita massima, per il Banco Popolare, non superiore a 8 milioni di euro. La perdita massima sui fondi distribuiti alla clientela istituzionale e private ammonta a circa 60 milioni. Generali non ha alcuna esposizione.
Tra le banche europee coinvolte troviamo Santander, Bnp Paribas ed Rbs. Per la britannica Royal Bank of Scotland le perdite potenziali ammontano a 400 milioni sterline, 450 milioni di euro. La spagnola Santander, con il suo hedge fund Optimal, è esposta per ben 2,33 miliardi di euro. La francese Bnp Paribas annuncia possibili perdite per 350 milioni di euro. Il gruppo britannico Hsbc, secondo il Financial Times, potrebbe accusare perdite per oltre un miliardo di dollari.

Queste potenziali perdite denunciate degli istituti di credito fanno temere un quarto trimestre più difficile del previsto per le banche. Business Weak: «Ci aspettiamo ulteriori svalutazioni nel quarto trimestre», e saranno le banche «più piccole a soffrire di più».

Intato le autorità statunitensi hanno annunciato la messa in liquidazione della società di Madoff, avvertendo gli investitori di non farsi illusioni sull’ammontare delle somme che possono essere recuperate. La Sipc, Securities investor protection corporation, un organismo incaricato di proteggere gli interessi degli investitori clienti di società di mediazione. Il massimo recuperabile, secondo lo statuto della Sipc, ammonta a 500.000 dollari.

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